Quaderni https://quaderniarcheocaor.beniculturali.it/index.php/qua <p>Quaderni (ISSN 2284-0834) è una Rivista scientifica peer-reviewed e open access che si occupa della ricerca archeologica in Sardegna.</p> <p>La storica rivista della Soprintendenza archeologica di Cagliari e Oristano, nata per volontà di Ferruccio Barreca ed edita dal 1986, nel 2013 si è aggiornata in veste digitale, utilizzando il software open source <a href="https://pkp.sfu.ca/ojs/">OJS</a>, sviluppato dal <a href="https://pkp.sfu.ca/">PKP - Public Knowledge Project</a> per la gestione di riviste elettroniche, che garantisce un'elevata visibilità in rete tramite motori di ricerca generalisti e service provider grazie al protocollo OIA-PMH.</p> <p>Le pubblicazioni sono rese disponibili secondo i principi dell'accesso libero alla conoscenza e della massima diffusione della ricerca (open access), garantendo al contempo la serietà scientifica dei contenuti con un rigoroso <a href="https://quaderniarcheocaor.beniculturali.it/index.php/qua/prev">processo di peer review</a>.</p> <p>La rivista aderisce al <a href="https://quaderniarcheocaor.beniculturali.it/index.php/qua/cetic">Codice etico</a> (Code of Conduct and Best Practice Guidelines for Journal Editors) elaborato dal COPE - Committee on Publication Ethics.</p> <p>L'ANVUR ha incluso i Quaderni nell'elenco delle riviste scientifiche per l'Area 10 - Scienze dell'Antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche.</p> it-IT sabap-ca.quadernididattici@beniculturali.it (Redazione) sabap-ca.quadernididattici@beniculturali.it (Redazione) mer, 15 apr 2020 11:54:06 +0000 OJS 3.2.0.2 http://blogs.law.harvard.edu/tech/rss 60 Notiziario 2019 https://quaderniarcheocaor.beniculturali.it/index.php/qua/article/view/13 <p>Ilaria Garbi, Rinvenimenti nella Cripta di Sant’Agostino - Palazzo Accardo, Cagliari</p> <p>Emanuela Atzeni, Caterina Nieddu, Cagliari, ex convento di San Francesco in Stampace</p> <p>Caterina Nieddu, Cagliari. Lavori di recupero della Ex Manifattura Tabacchi</p> <p>Giovanna Pietra, Frammento di scultura dal Golfo degli Angeli</p> <p>Gianfranca Salis, Michela Migaleddu, Tomba di Giardoni - Villasimius</p> <p>Leonardo Bison, Tre bracieri punici con protomi bovine da Nora (Scavi Pesce 1953-54)</p> <p>Maria Adele Ibba, Nora (Cagliari). Ceramica iberica dipinta dagli scavi Pesce 1953-1954</p> <p>Gianfranca Salis, Rinvenimento di una stadera in territorio di Pula</p> <p>Gianfranca Salis, Pula. Rinvenimento di materiale Monte Claro in località Su Casteddu</p> <p>Paola Fenu, Stefano Naitza, Gianfranca Salis, Domus de Maria. La cava di Piscinnì</p> <p>Gianfranca Salis, Francesca Candilio, Rinvenimento di una sepoltura nella spiaggia di Tuerredda</p> <p>Riccardo Cicilloni, Elisabetta Marini, Marco Cabras, Federico Porcedda, Roberto Curreli, Scavi archeologici nella grotta di Acquacadda di Nuxis (Sud Sardegna): campagna 2019</p> <p>Riccardo Cicilloni, Marco Cabras, Nicola Donato, Giulia Marotto, Roberta Pinna, Villaggio protostorico di Bruncu ‘e s’Omu-Villa Verde (OR): VII campagna di scavi (2019)</p> Redazione Copyright (c) 2020 Quaderni https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0 https://quaderniarcheocaor.beniculturali.it/index.php/qua/article/view/13 mer, 08 apr 2020 00:00:00 +0000 Nota I di scavo della Tomba Nuova Ovest e della Tomba XVIII di Sas Concas di Oniferi (Nuoro) https://quaderniarcheocaor.beniculturali.it/index.php/qua/article/view/3 <p>La nota è riferita allo scavo archeologico della Tomba Nuova Ovest e al rinettamento della Tomba XVIII della necropoli ipogeica di Sas Concas di Oniferi, effettuati dallo scrivente nell’ottobre 1972. La Tomba Nuova Ovest è distinta per i dati stratigrafici emersi nel dromos di accesso e nell’anticella e per la presenza dei dati cultuali attestati nell’anticella (petroglifi umani schematici a testa in giù in associazione con coppelle e con fossette per offerte). La successione stratigrafica attestata nella Tomba Nuova Ovest documenta la presenza di reperti dell’Eneolitico, della Prima Età del Bronzo di cultura campaniforne e Bonnanaro, e del Bronzo Medio, Recente e Finale; sono presenti forse anche elementi del Neolitico Medio. La Tomba XVIII, svuotata ab antiquo tempore, ha restituito molti fittili nuragici miniaturistici.</p> <p>This work reports on the archaeological excavation of the New West Tomb and the cleaning of the Tomb XVIII belonging to the hypogeic necropolis of Sas Concas at Oniferi, which was carried out in October 1972. The New West Tomb is characterized by the stratigraphic data obtained in the access dromos and the antechamber. The presence of religious signs in the antechamber (schematic human petroglyphs upside down in association with dimples and hollows for offerings) is also meaningful. The stratigraphic sequence found in the New West Tomb shows the presence of finds of the Eneolithic, the Early Bronze Age (Bell Beaker and Bonnanaro cultures), the Middle, Late and Final Bronze Age, and perhaps also of the Middle Neolithic. The Tomb XVIII, emptied ab antiquo tempore, yielded many nuragic miniature vases.</p> Vincenzo Santoni Copyright (c) 2020 Quaderni https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0 https://quaderniarcheocaor.beniculturali.it/index.php/qua/article/view/3 mer, 08 apr 2020 00:00:00 +0000 La tomba di giganti di Anulù (Seui) https://quaderniarcheocaor.beniculturali.it/index.php/qua/article/view/4 <p>Il complesso archeologico di Anulù è ubicato all’interno della foresta demaniale di Montarbu (Comune di Seui) e annovera un nuraghe, una tomba di giganti e un agglomerato capannicolo composto da almeno 21 strutture in buono stato di conservazione. Ai margini dell’insediamento insiste una tomba di giganti che è stata interessata da un intervento di scavo, restauro e consolidamento nell’ambito di un progetto finanziato dal Comune di Seui. Nel contributo si comunicano i primi risultati delle attività.</p> <p>The archaeological complex of Anulù is located inside the state forest of Montarbu (Municipality of Seui) and includes a nuraghe, a giants’ tomb and a hut agglomeration made of at least 21 well-preserved structures. On the edge of the settlement there is a giants’ tomb, which has been affected by excavation, restoration and stabilization within a project financed by the municipality of Seui. In this paper the first results of the activities are presented.</p> Gianfranca Salis, Noemi Fadda, Federico Porcedda Copyright (c) 2020 Quaderni https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0 https://quaderniarcheocaor.beniculturali.it/index.php/qua/article/view/4 mer, 08 apr 2020 00:00:00 +0000 Considerazioni archeologiche sulle indagini geofisiche di Mont'e Prama (anni 2013-2015) https://quaderniarcheocaor.beniculturali.it/index.php/qua/article/view/5 <p>La pubblicazione dei risultati delle indagini geofisiche eseguite a Mont’e Prama in anni recenti solleva diverse questioni che devono essere affrontate da una prospettiva archeologica. Le considerazioni esposte nel presente studio riguardano i presupposti, i metodi e i risultati ottenuti con la fotointerpretazione, il georadar e i metodi ARP e geoelettrici. Il confronto tra le “anomalie” geofisiche rilevate e i risultati degli scavi archeologici mette in evidenza che numerose “anomalie” non hanno concreto corrispondente archeologico e che viceversa numerosi manufatti archeologici non sono stati rilevati come “anomalie” geofisiche. Si argomenta che il georadar a 16 canali, che crea illimitate nuvole di “anomalie” puntiformi dovute alla presenza ubiquitaria di piccole e medie pietre sparse, non è in grado di definire i limiti di un sito archeologico. Si afferma che le “anomalie” devono essere interpretate con metodo interdisciplinare, anzitutto dal punto di vista geologico e poi da un’intera équipe archeologica. Infine il grande clamore mediatico richiede una netta distinzione tra il significato tecnico del termine “anomalia” e il significato dato dai non specialisti, che intendono “anomalia” come oggetto anormale e innaturale, spiegabile solo come manufatto archeologico, rudere o preferibilmente statua, cosa che apre la strada al fraintendimento della generale “anomalia” del complesso archeologico.</p> <p>The publication of the results of the geophysical researches carried out at Mont’e Prama in recent years raises several issues which have to be faced from an archaeological perspective. The observations exposed in this study concern the premises, methods and results obtained using the interpretation of aerial photographs, the GPR, ARP and geoelectrical methods. Comparing the geophysical “anomalies” with the results of the archaeological excavations, it is clear that a number of “anomalies” do not correspond with any archaeological feature and viceversa. The 16-channel GPR, which creates unlimited clouds of punctiform “anomalies” due to small and middle-sized scattered stones, is not able to define the limits of an archaeological site. The “anomalies” must be interpreted with inter-disciplinary method, first from the geological point of view, then by a whole archaeological team. Finally, the great media storm demands a clear distinction between the technical meaning of the word “anomaly” and the meaning given by non-specialists, who understand “anomaly” as an abnormal and unnatural object, explainable only as an archaeological feature, ruin or preferably statue; this involves the misunderstanding of the general “anomaly” of the archaeological site.</p> Alessandro Usai Copyright (c) 2020 Quaderni https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0 https://quaderniarcheocaor.beniculturali.it/index.php/qua/article/view/5 mer, 08 apr 2020 00:00:00 +0000 Tra Bronzo Finale e Prima Età del Ferro: il contesto insediativo di via Umberto-San Sperate (SU) https://quaderniarcheocaor.beniculturali.it/index.php/qua/article/view/6 <p>A quasi 30 anni di distanza si porta a conoscenza il contesto insediativo individuato presso il settore settentrionale della via Umberto, nell’abitato di San Sperate (SU) ed emerso durante le indagini archeologiche operate nei primi mesi del 1976. Gli scavi eseguiti dall’allora Soprintendenza Archeologica per le Province di Cagliari ed Oristano, misero in evidenza diverse unità abitative d’età protostorica riferibili in massima parte ad una fase avanzata del Bronzo Finale e al Primo Ferro su cui andarono a sovrapporsi parzialmente strutture d’età punica, della fine del IV e degli inizi del III sec. a.C. Lo scopo di questo contributo è illustrare in maniera approfondita elementi di cultura materiale sinora inediti, provenienti da questo settore dell’abitato campidanese.</p> <p>Nearly 30 years after its identification, the settlement discovered in the northern area of via Umberto in San Sperate (SU), during the archaeological investigations realized in 1976, is descripted in this contribution.The archaeological excavations carried out by the then Soprintendenza Archeologica per le Province di Cagliari and Oristano brought to light several housing facilities dated to the Protohistoric Age, which can be mostly be attributable to the advanced stage of the Final Bronze Age and the Early Iron Age. Above these structures, some constructions of the Punic Age (by the end of the IV and the III century BC) are partially superimposed. The main purpose of this paper is to throughly illustrate the material culture elements, so far unpublished, of this sector of the plain of Campidano.</p> Alberto Mossa Copyright (c) 2020 Quaderni https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0 https://quaderniarcheocaor.beniculturali.it/index.php/qua/article/view/6 mer, 08 apr 2020 00:00:00 +0000 Tradizioni e interazioni nella quotidianità dell’età del ferro. Nuove evidenze da Su Padrigheddu (San Vero Milis, OR) https://quaderniarcheocaor.beniculturali.it/index.php/qua/article/view/7 <p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Nell’ambito delle molteplici attività del Progetto S’Urachi, tra il 2014 e il 2016 sono stati effettuati una prospezione e alcuni sondaggi stratigrafici presso la località di Su Padrigheddu (San Vero Milis, OR). Il sito, inizialmente considerato un’area </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">di</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> carattere funerario, sulla base della cultura materiale recuperata nel corso degli anni ‘80 del secolo scorso può essere riletto come un abitato dell’età del Ferro presso il nuraghe S’Urachi. Nel presente contributo vengono descritti i più recenti interventi archeologici in questo sito e si offre una panoramica della cultura ceramica e dei resti faunistici recuperati attraverso i sondaggi di scavo. I risultati discussi confermano dunque un carattere abitativo per Su Padrigheddu dove è possibile intravedere una forte interazione tra l’elemento nuragico e quello fenicio attraverso le pratiche culinarie e di consumo.</span></span></span></p> <p lang="it-IT" align="JUSTIFY"> </p> <p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;">As a part of the ongoing work of the ProgettoS’Urachi, a site-based survey and small excavation were carried out in 2014-2016 at SuPadrigheddu (San Vero Milis, OR). Although the site was considered a cemetery in early literature, recent reanalysis of the ceramic assemblage recovered in the 1980s has shown that it was likely an Iron Age village close to the nuraghe S’Urachi. In this article, we describe the recent archaeological interventions and provide an overview of Nuragic and Phoenician ceramic as well as faunal remains recovered through excavation. Our results confirm that this was indeed a habitation site and provide evidence for Nuragic-Phoenician interaction and consumption practices at this important site.</span></span></p> Emanuele Madrigali, Linda R. Gosner, Jeremy Hayne, Jessica Nowlin, Damià Ramis Copyright (c) 2020 Quaderni https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0 https://quaderniarcheocaor.beniculturali.it/index.php/qua/article/view/7 mer, 08 apr 2020 00:00:00 +0000 Recenti acquisizioni di archeologia urbana a Othoca (Santa Giusta-OR). Contributo preliminare alla topografia della città antica https://quaderniarcheocaor.beniculturali.it/index.php/qua/article/view/8 <p>Nel 2019 durante le attività di monitoraggio archeologico eseguite presso il comune di Santa Giusta (OR) i lavori hanno intercettato un deposito archeologico che ha rivelato la presenza di alcune strutture murarie pertinenti a un probabile contesto abitativo di età punica dotato di un <em>tannur</em> ancora in posto. I dati delle indagini stratigrafiche eseguite, che qui si presentano in via preliminare, consentono di dare un nuovo contributo agli studi sulla topografia urbana della città fenicio-punica di Othoca.</p> <p>In 2019 during the archaeological monitoring activities carried out at the municipality of Santa Giusta (OR), it was intercepted an archaeological deposit that revealed the presence of some wall structures pertinent to a probable housing context dating back to the punic age with a <em>tannur</em> still in place. The preliminary data of stratigraphic investigations carried out contributes to the studies on the urban topography of the phoenician-punic city of Othoca.</p> Maura Vargiu Copyright (c) 2020 Quaderni https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0 https://quaderniarcheocaor.beniculturali.it/index.php/qua/article/view/8 mer, 08 apr 2020 00:00:00 +0000 Urbs urbium Karalis. Cagliari, la "località di piazza del Carmine" in età romana https://quaderniarcheocaor.beniculturali.it/index.php/qua/article/view/9 <p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Nel 1905, accingendosi a dare notizia del rinvenimento dei resti di un edificio di età romana e di una statua di Dioniso lungo il viale di San Pietro (oggi viale Trieste) all’angolo con via Caprera, Antonio Taramelli, in una nota al testo, fa il punto delle conoscenze sulla Cagliari romana e si sofferma, in particolare, nel settore occidentale, “dalla località di Piazza del Carmine a Sant’Avendrace” e ne elenca i rinvenimenti. Dallo spunto, intrigante, a ricomporre la conoscenza sulla città in una visione unitaria e, insieme, diacronica, provo a ripercorrere, con gli occhi di oggi,</span></span> <span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">quella sorta di itinerario che Antonio Taramelli compie nella “località di Piazza del Carmine”, dove si suppone lo spazio destinato al foro e quindi cuore nevralgico dell’</span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><em>urbs urbium</em></span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> della provincia </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><em>Sardiniae</em></span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">. </span></span></span></span></span></p> <p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">In 1905, preparing to give notice of the discovery of a Roman-age building and a statue of Dionysus along the viale di San Pietro (today viale Trieste) on the corner with via Caprera, Antonio Taramelli, in a note to the text, takes stock of Roman Cagliari. He focuses, in particular, in the western part, "from the area of Piazza del Carmine to Sant’Avendrace" and lists the findings. From the intriguing cue to recompose the knowledge of the city in a unitary and, at the same time, diachronic vision, I try, with the present knowledge, to go along again the itinerary of Antonio Taramelli "in the area of Piazza del Carmine", where it is supposed to be the place intended for the forum, and therefore the hub of the organization of the </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><em>urbs urbium</em></span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> of </span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><em>Sardiniae</em></span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">.</span></span></span></span></span></p> Giovanna Pietra Copyright (c) 2020 Quaderni https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0 https://quaderniarcheocaor.beniculturali.it/index.php/qua/article/view/9 mer, 08 apr 2020 00:00:00 +0000 Indagine archeologica nel territorio di Torpè e Posada. Vecchi e nuovi dati verso la definizione dell’assetto insediativo di epoca romana https://quaderniarcheocaor.beniculturali.it/index.php/qua/article/view/10 <p>Questo contributo rappresenta contemporaneamente un punto di arrivo e una nuova partenza per un progetto coerente di studio dell’assetto insediativo nella valle del fiume Posada. Quest’ultima, collocata nella porzione nord-orientale della Sardegna, corrisponde ai comuni di Torpè e Posada. Il contributo espone lo stato delle conoscenze circa la fase di occupazione romana del territorio e comunica i risultati preliminari di una serie di ricognizioni condotte dall’autore nel 2017. La valle costituisce un punto di forte interesse nello studio della fase di frequentazione di epoca romana in questa parte dell’Isola per la sua posizione e le favorevoli condizioni insediative. La valle è ritenuta da molti studiosi la probabile sede della colonia medio-repubblicana romana identificata con il centro di <em>Pheronìa polis</em> e di <em>Portus Luguidonis</em> in età imperiale. Con una continuità di vita che va dal Neolitico all’epoca moderna e con la abbondante presenza di nuraghi, lo studio dell’area consente di tratteggiare una situazione insediativa particolarmente complessa. Nel presente contributo si affronteranno le problematiche insediative di epoca romana (III secolo a.C.-VII d.C.), allo scopo di presentare l’attuale situazione delle conoscenze riferite a questa fase storica e i nuovi dati provenienti da ricerche territoriali e studio dei materiali di superficie documentati in diverse località della piana.</p> <p>The report is either a goal and a starting point of a research project focused on the study of the settlements of the Posada river valley, located on the north-eastern coast of Sardinia (Italy), corresponding to the municipalities of Torpè and Posada. This paper exposes the <em>status quaestionis</em> of the knowledge about the Roman phase of this area and communicates some preliminary results of a survey campaign conducted by the author in 2017. This valley has a massive importance in the understanding of Roman phase of this portion of the isle for its position and favourable conditions in creating settlements. The area presents a long continuity of human presence from Neolithic to Modern Era and also the relevant presence of many <em>nuraghi</em> is one of the aspects that permits to delineate a highly complicated settlement pattern. The valley is considered the probable location of the Roman Republican colony identified with the city of <em>Pheronìa polis</em> and the Roman Imperial Age centre of <em>Portus Luguidonis</em>. By the examination of archive data and the recovering of a discrete number of pottery sherds - dated from Neolithic Age to modern times – this paper tries to give new reference points on the analysis of the Roman phase of the valley (3rd c. BCE-7th c. CE).</p> Dario D'Orlando Copyright (c) 2020 Quaderni https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0 https://quaderniarcheocaor.beniculturali.it/index.php/qua/article/view/10 mer, 08 apr 2020 00:00:00 +0000 La Soprintendenza della Sardegna nella Grande Guerra https://quaderniarcheocaor.beniculturali.it/index.php/qua/article/view/11 <p>L'impegno e il sacrificio della Soprintendenza agli Scavi e Monumenti della Sardegna nella Prima Guerra Mondiale cominciano prima del suo scoppio. Attraverso le lettere di Antonio Taramelli inviate per preparare la sfortunata inaugurazione del Museo Archeologico, a cui vennero invitati anche i rappresentati del Kaiserlich Deutsches Archaeologisches Institut di Roma, è possibile ricostruire il clima di tensione che precedette l'entrata in guerra dell'Italia. Successivamente Gian Giacomo Porro, stretto collaboratore del Soprintendente, trovò tragicamente la morte al fronte, primo caduto della Direzione Generale Antichità e Belle Arti. La vita scientifica degli Uffici in tempo di guerra venne aggravata dal richiamo di gran parte del personale e dai problemi prodotti dall'epidemia di febbre spagnola. Una toccante cartolina di Friedrich von Duhn, inviata dopo la fine della guerra, racconta delle difficoltà di superare le rovine prodotte dalle trincee sui rapporti umani e scientifici.</p> <p>The engagement and the sacrifice of the Soprintendenza agli Scavi e Monumenti della Sardegna in the First World War begin before its outbreak. Through the letters of Antonio Taramelli sent to prepare the unfortunate inauguration of the Archaeological Museum, to which the representatives of the Kaiserlich Deutsches Archaeologisches Institut of Rome were invited, it is possible to reconstruct the stressful atmosphere that preceded Italy's entry into the war. Then Gian Giacomo Porro, a close collaborator of the Soprintendente, tragically found death at the front, first fallen of the Direzione Generale Antichità e Belle Arti. The scientific life of the Offices in wartime was exacerbated by the enlistment of many employees and the problems produced by the epidemic of Spanish fever. A touching postcard by Friedrich von Duhn, sent after the end of the war, tells the difficulties of overcoming the ruins produced by the trenches on human and scientific relationships.</p> Massimo Casagrande Copyright (c) 2020 Quaderni https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0 https://quaderniarcheocaor.beniculturali.it/index.php/qua/article/view/11 mer, 08 apr 2020 00:00:00 +0000